Le meraviglie nell’officina del cinema

Un’esperienza indimenticabile a Roma nei luoghi dove sono nati i film

che hanno fatto la storia: l’incontro con registi e tecnici per comprendere

che cosa si muova dietro le quinte dei set e scoprire i segreti di un’arte

La giornata di martedì si è svolta con una visita a Roma, alla scoperta dei suoi scenari cinematografici, iniziando con l’ammirare, al Teatro dei Dioscuri, una mostra dal titolo “La Dolce Vitti” che racconta, cronologicamente, con foto ed esposizioni multimediali, i quarant’anni della carriera dell’attrice. Si è passati, successivamente, presso la Fontana di Trevi luogo in cui fu girata la famosa scena de “La dolce vita”. La visita è continuata alla Casa del cinema a Villa Borghese dove sono stati ospitati personaggi come Enzo De Camillis regista di film engagé che nella sua carriera può vantare la collaborazione con Giuseppe Tornatore. Tra gli invitati all’incontro Fiorenza Infascelli, regista e sceneggiatrice che ha lavorato nella sua carriera come aiuto regista in film come “Salò” di Pier Paolo Pasolini, “Berlinguer ti voglio bene” di Giuseppe Bertolucci e “La tragedia di un uomo ridicolo” di Bernardo Bertolucci. Inoltre era presente anche Giovanni Mammolotti, direttore della fotografia di interessanti fiction e film italiani come “Ultimo”.

L’incontro con questi profili cinematografici di spessore è servito ai ragazzi a capire i vari mestieri che, dietro le quinte, servono a costruire un film di qualità. Quest’anno hanno iniziato il percorso visionando, quasi interamente, la filmografia di Ettore Scola e diversi film italiani sugli archetipi della figura femminile nella storia; ad esempio “La ciociara”. Percorso che non è altro che la continuazione  del progetto iniziato già lo scorso anno e nato da un altro progetto, quello pluriennale del cineforum ripreso dalla professoressa Roberta De Maio. E’ stata però la lungimiranza della preside a volere che questo progetto diventasse un percorso di alternanza scuola-lavoro e un’ esperienza di vita che arricchisse il bagaglio umanistico dei ragazzi.

Ascoltando il parere degli alunni, come ad esempio quello di Ludovica, l’esperienza si è rivelata formativa ed interessante perché ha consentito di conoscere dalla voce diretta dei professionisti aspetti dei loro mestieri altrimenti non facilmente intuibili.

 

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