Acampora: “Una città virtuosa per la musica, la passione guida le scelte”

Il negozio “Camarillo Brillo” punto di osservazione di consumi e tendenze

“Vendere è un termine che non mi piace, preferisco raccontare e far amare”

Michele Acampora, con Silvia Limongiello, gestisce il negozio di musica e dischi “Camarillo Brillo”, diventato il punto d’osservazione dei consumi musicali ad Avellino e non solo.

Acampora, qual è il genere che vende di più, anche per fasce d’età?

”Sicuramente il Rock. ‘Vendere’, tuttavia, è un termine che a me non piace molto. La musica che interessa è quella che riesco a divulgare, raccontare, far apprezzare, far amare. La bellezza della musica è la trasversalità dell’emozione che trasmette. Io ed un mio amico di 16 anni possiamo tranquillamente condividere lo stesso tipo di emozioni”.

Qual è il giorno della settimana in cui c’è più affluenza?

“E’ casuale. Sicuramente, per i minori impegni professionali, nel fine settimana può esserci maggiore affluenza, ma per quanto riguarda i clienti più giovani molto spesso vengono a trovarmi sia quando escono prima da scuola per le assemblee o per gli scioperi”.

Recentemente, si è assistito ad un ritorno al passato attraverso il vinile. Che cosa ne pensa?

“Più che al passato, lo definirei un ritorno al futuro. Il vinile è stato il supporto tecnico sul quale si è ascoltata la musica dagli anni ’50 agli anni ’80, sebbene esistessero anche le cassette, che, però, erano più utilizzate da persone che desideravano una fruizione rapida, veloce, meno riflessiva della musica. E’ poi seguita la rivoluzione del digitale. Tuttavia, ascoltando la stessa canzone, sia tramite vinile che tramite digitale, mettendole dunque a confronto, si nota che nel digitale le frequenze medie non vengono ben captate come tramite vinile. Per questa ragione il vinile, ma anche per il fatto che, soprattutto se ben curato nei dettagli, come, ad esempio, la copertina e il libretto che lo contraddistinguono, può essere considerato una piccola opera d’arte, risulta meno freddo rispetto al digitale, può essere ben apprezzato. Personalmente, anche negli anni bui, quelli nei quali il vinile, soprattutto in Italia, non era molto diffuso), ho tenuto viva la mia passione per i vinili, comprandone online all’estero, anche per proporli agli amici e ai clienti che preferivano questo formato”.

Ad Avellino il vinile vende?

“Avellino è una città musicalmente molto colta, tanto da potersi permettere un negozio di dischi. In relazione al numero di cittadini, che non sono molti, gli appassionati di musica sono davvero tantissimi, soprattutto a confronto con le altre città del Sud, anche più grandi. Pertanto, non è soltanto il vinile a vendere, quanto la musica in sé, anche se, ripeto, questo termine non lo trovo appropriato: piuttosto, c’è interesse e passione per la musica. Inoltre, non è presente alcun problema generazionale, anche se, purtroppo, a causa della mancanza di risorse e la scarsa ricettività lavorativa, molti ragazzi di età tra i 19 e i 38 anni spariscono, sono, infatti, costretti ad allontanarsi e mi capita di rivederli soltanto nei periodi festivi o, comunque, quando tornano ad Avellino, perché, molto spesso, non ritornano qui per tornare a viverci. Nonostante ciò, riesco a mantenermi in contatto con alcuni di loro anche attraverso i social”.

Non la spaventa il fatto che oggi sia molto più semplice acquistare musica online piuttosto che recarsi in un negozio?

“Acquistando online, ci si perde soltanto l’emozione di condividere la passione per la musica con altre persone. Tranne nel caso in cui si tratti di cd particolarissimi, molto rari da trovare, acquistando online si rinuncia all’atmosfera che viene a crearsi, anche a un’eventuale discussione che potrebbe scaturire”.

In conclusione, sente di avere una responsabilità per il fatto di essere l’unica persona a gestire un negozio di dischi ad Avellino?

“Più che una responsabilità, una missione. La sento come una missione”.

Benedetta Dello Russo e Vera Siciliano

 

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