Da Arlecchino a Belen: l’evoluzione trash del Carnevale

 I primi a manifestare l’aspetto grottesco ed eccessivo dei travestimenti ispirati ai VIP sono sicuramente i più piccoli. Vedere una bambina con tacchi e tubino imitare Barbara D’Urso fa sicuramente specie e finisce indirettamente per fare satira al mondo della TV

C’erano una volta  Arlecchino e Colombina, ora no. Ora la scena carnevalesca è stata rubata da Belen e Gabriel Garko.

Carnevale è da sempre stato una festività particolarmente legata alla storia e alle tradizioni del luogo dove viene celebrato. Tutto sembra rimandare al passato, dalle maschere tradizionali alle melodie più antiche. In questo modo si tramanda quell’eredità storica che altrimenti andrebbe perduta. Tuttavia, con il passare degli anni e soprattutto con l’avvento del trash televisivo e social, è diventato inevitabile un cambiamento radicale dei personaggi da cui prendere l’ispirazione.

“Pulcinella, è campione di una napoletanità arcaica e tradizionale, che ha colonizzato a lungo il nostro immaginario e che adesso lascia il posto a un nuovo catalogo glocal. Partenope a Carnevale è lo specchio di quel che stiamo diventando”. Queste le parole di Marino Niola, antropologo esperto del fenomeno carnevalesco e delle sue evoluzioni.

Se prima di Facebook la sfilata veniva guidata da Pulcinella e Arlecchino, accompagnati dai soliti Batman e Fate turchine, adesso incontriamo personaggi come Audrey Hepburn e  Gabriel Garko. È nata la tendenza inoltre a travestirsi dai protagonisti delle serie tv più conosciute, come Ciro Savastano di Gomorra, molto in voga nelle sfilate partenopee. Però la cosa che sorprende più di tutte è che non si tratta di adulti mascherati, ma di bambini. Ovviamente una bambina che si traveste da Belen Rodriguez, con tanto di vestito attillato e reggiseno imbottito, finisce indirettamente per fare una satira al mondo eccessivo e che rasenta il ridicolo della televisione.

A tal proposito, Niola ha commentato il set fotografico di un’artista recatasi a Napoli durante il Carnevale con l’intento di catturare questa evoluzione. “Quella che impressiona l’obiettivo della fotografa milanese” dice “ è proprio questa forza travolgente, apparentemente mimetica, in realtà quasi eversiva. Che fa cadere gli idoli dello star system dai loro piedistalli sberluccicanti, incrina quella superficie scintillante e al tempo stesso imbalsamata dal look. Il travestimento infantile denuncia, anche senza volerlo, quella specie di botox mediatico che trasforma le persone in maschere”.

La riproduzione in maschera di un personaggio famoso da parte di un bambino, riconduce il soggetto del travestimento al mondo reale, lontano da schermi televisivi e red carpets, lo sdrammatizza, rendendolo al contempo ridicolo e grottesco. È una critica sociale sorridente, innocente ma tagliente, che però non sovvertisce gli schemi tradizionali del carnevale.

Nonostante questa evoluzione, convivono a fianco dei personaggi appena partoriti dai social anche le maschere storiche, in minoranza, certo, ma comunque presenti. Il carnevale è così connubio di tradizioni e presente, riporta e tramanda la cultura passata ma sottolinea e critica i cambiamenti sociali di oggi.

Annunziata Pagliarulo
Anita Vena
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